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Le Sette Meraviglie del Mondo Antico

Un canone del mondo ellenistico

La lista delle Sette Meraviglie del Mondo Antico non fu compilata da un singolo autore in un singolo momento ma si cristallizzò nel mondo greco-romano ellenistico, probabilmente tra il III e il II secolo a.C. L'elenco più citato risale all'epigrammista Antipatro di Sidone (II secolo a.C.) e fu successivamente codificato da Filone di Bisanzio nel suo trattato Sulle Sette Meraviglie del Mondo. Era una lista di strutture che rappresentavano l'apice del genio costruttivo umano — tutte nel Mediterraneo orientale e nel Vicino Oriente, ovvero nel mondo conoscibile per un osservatore greco dell'epoca.

Di queste sette meraviglie, una sola è sopravvissuta intatta fino ad oggi. Le altre sono note attraverso le fonti letterarie, le monete, i bassorilievi e, in alcuni casi, i resti parziali conservati nel sottosuolo. Il fatto che cinque di esse siano scomparse completamente — distrutte da terremoti, incendi o demolizioni deliberate — le rende ancora più affascinanti: sono meraviglie che possiamo solo immaginare.

La Grande Piramide di Giza

L'unica meraviglia sopravvissuta è la Grande Piramide di Giza, costruita come tomba del faraone Cheope (Khufu) intorno al 2560-2540 a.C., nel Periodo dell'Antico Regno egizio. Con un'altezza originale di circa 146,5 metri — oggi ridotta a 138,5 metri per la perdita del rivestimento di calcare bianco e del piramidion sommitale — rimase la struttura più alta al mondo per quasi quattromila anni.

La piramide fa parte del complesso di Giza, che comprende la piramide di Chefren (Khafra) e quella di Micerino (Menkaure), la Grande Sfinge e diversi templi funebri. È Patrimonio UNESCO come parte della Necropoli di Menfi. Accessibile tutto l'anno, l'interno è visitabile (a pagamento aggiuntivo) per i cunicoli che conducono alla Camera del Re.

I Giardini Pensili di Babilonia

I Giardini Pensili sono le più misteriose tra le Sette Meraviglie: nessuna fonte contemporanea babilonese li menziona, e la loro stessa esistenza è stata messa in dubbio dagli studiosi moderni. Le fonti greche — tra cui Diodoro Siculo e Quinto Curzio Rufo — li descrivono come terrazze giardinate costruite a Babilonia per ordine del re Nabucodonosor II (regno 605-562 a.C.) per compiacere la sua sposa meda che nostalgiava i paesaggi montuosi della sua terra natia.

Alcune ricercatrici, tra cui Stephanie Dalley dell'Università di Oxford, hanno proposto che i Giardini Pensili si trovassero in realtà a Ninive, non a Babilonia, e che siano stati costruiti dal re assiro Sennacherib. La confusione tra Babilonia e Ninive nelle fonti greche tarde è documentata. Nessuna traccia fisica inequivocabile dei giardini è stata identificata finora.

La Statua di Zeus a Olimpia

La Statua di Zeus a Olimpia, opera del grande scultore ateniese Fidia intorno al 435 a.C., era un colosso crisoelefantino — costruito su un'armatura di legno rivestita di avorio (per la pelle) e lamine d'oro (per i vestiti) — alto circa tredici metri, collocato nel tempio di Zeus nel santuario di Olimpia nel Peloponneso.

Il sito di Olimpia è ben conservato e accessibile oggi. I resti del tempio di Zeus, distrutto da terremoti nel VI e VII secolo d.C., sono visibili: decine di tamburi di colonne dorice coricati a terra, il peristilio ricostruito parzialmente nella mente attraverso l'esposizione al museo sul posto. La statua fu probabilmente trasportata a Costantinopoli nel tardo IV o V secolo d.C. e distrutta da un incendio. Il laboratorio dove Fidia la costruì è stato identificato dagli archeologi — e conteneva frammenti degli strumenti e dei materiali usati.

Il Mausoleo di Alicarnasso

Il Mausoleo di Alicarnasso — l'odierna Bodrum in Turchia — fu costruito intorno al 350 a.C. come tomba monumentale di Mausolo, satrapo della Caria sotto l'impero persiano achemenide, e della sua consorte Artemisia II. Era un edificio ibrido che combinava elementi greci, lici e orientali: una grande piattaforma rettangolare, un colonnato di ordine ionico e una piramide sommitale sormontata da una quadriga di marmo.

Mausolo — il cui nome ha dato origine alla parola 'mausoleo' in tutte le lingue europee — era un mecenate dell'architettura ellenistica. La sua tomba fu decorata da quattro dei più grandi scultori dell'epoca: Scopas, Briasside, Leochares e Timoteo, ciascuno incaricato di un lato.

Il Mausoleo rimase in piedi per circa diciassette secoli prima di essere demolito dai Cavalieri di San Giovanni nel XV secolo, che ne usarono le pietre per costruire il Castello di San Pietro (oggi Castello di Bodrum). Frammenti delle sculture decorative sono oggi al British Museum di Londra.

Il Colosso di Rodi

Il Colosso di Rodi era una statua bronzea del dio Helios, eretta all'ingresso del porto di Rodi tra il 294 e il 282 a.C. per celebrare la resistenza della città all'assedio di Demetrio Poliorce nel 305-304 a.C. Era alta circa 32-33 metri. Crollò durante un terremoto intorno al 226 a.C. e non fu mai ricostruita. Le sue rovine rimasero a terra per secoli, visibili ancora nell'epoca medievale.

La localizzazione precisa è incerta: la tradizione popolare lo colloca a cavalcioni del porto (un'immagine impossibile per ragioni ingegneristiche), ma i ricercatori moderni ritengono più probabile che si trovasse su un promontorio o sull'ingresso del porto sulla terraferma. Non rimane alcun resto fisico identificabile.

Il Faro di Alessandria

Il Faro di Alessandria, costruito sull'isola di Pharos nel porto di Alessandria d'Egitto durante il regno di Tolomeo II Filadelfo (regnò 283-246 a.C.), era con i suoi 100-130 metri di altezza stimata uno degli edifici più alti del mondo antico. Era a tre piani: quadrato alla base, ottagonale al centro, circolare in cima, con uno specchio di metallo che rifletteva la luce del fuoco fino a quaranta chilometri in mare aperto.

Sopravvisse fino a quando una serie di terremoti tra il X e il XIV secolo non lo distrusse. I blocchi crollati rimasero sul fondale vicino all'attuale Forte Qaitbay, costruito nel XV secolo sul sito del faro usando i suoi materiali. Operazioni di archeologia subacquea a partire dagli anni Novanta hanno identificato blocchi monumentali e frammenti scultorei che probabilmente decoravano la base del faro.

Il Tempio di Artemide a Efeso

Il Tempio di Artemide a Efeso — l'odierna Selçuk in Turchia — fu in realtà costruito e distrutto più volte. La versione inclusa nelle Sette Meraviglie era la ricostruzione del IV secolo a.C., finanziata da tutta la lega delle città greche dell'Asia Minore dopo che un vandalo di nome Erostrato bruciò il tempio precedente nel 356 a.C. (la notte stessa della nascita di Alessandro Magno, secondo una tradizione antica). Era uno dei templi più grandi mai costruiti: circa 115 per 55 metri, con 127 colonne ioniche alte 18 metri.

Distrutto di nuovo da un'incursione dei Goti nel 268 d.C., fu ricostruito parzialmente e poi definitivamente abbandonato con l'avanzata del Cristianesimo nel tardo IV secolo. Le sue pietre furono usate per altri edifici, inclusa la Basilica di Sant'Giovanni a Efeso. Oggi rimane visibile un'unica colonna ricostruita con materiali sparsi sul sito di Efeso.

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