Arte rupestre preistorica: Lascaux, Altamira e le grotte dipinte dell'era glaciale
Le prime immagini
Circa 45.000 anni fa, uomini anatomicamente moderni arrivarono in Europa portando con sé la capacità e il desiderio di fare immagini. O forse questa capacità era già latente molto prima, e l'Europa conserva soltanto un campione eccezionale di qualcosa che accadeva ovunque nel mondo. Le grotte dipinte del Paleolitico superiore — dalla Spagna meridionale alla Francia, con esempi significativi anche in Italia, Romania e Germania — sono i più antichi documenti figurativi di larga scala conservati con continuità. Non sono le prime tracce di comportamento simbolico umano: perline di conchiglia usate come ornamenti personali sono documentate in Africa fino a 100.000 anni fa, e incisioni geometriche ancora prima. Ma sono le prime grandi narrazioni visive.
Guardarle è un'esperienza disorientante. Non perché siano primitive o ingenue — al contrario: la resa naturalistica dei bisonti di Altamira, dei cervi di Lascaux, dei leoni della grotta Chauvet raggiunge una qualità che molti artisti moderni trovano difficile da eguagliare. È disorientante perché queste immagini non si spiegano facilmente in nessuna categoria estetica moderna. Non sono decorazione, perché molte si trovano in zone profonde e buie delle grotte inaccessibili alla vita quotidiana. Non sono semplicemente arte nel senso contemporaneo, perché quasi certamente erano parte di pratiche rituali o cognitive il cui contenuto esatto non conosciamo.
Altamira: la prima scoperta
La storia delle grotte dipinte come oggetto di consapevolezza culturale moderna inizia con Altamira, in Cantabria (Spagna settentrionale). Nel 1879, Marcelino Sanz de Sautuola portò con sé la figlia María, di circa nove anni, durante una sua visita alla grotta che aveva esplorato l'anno precedente. María guardò il soffitto della camera principale — che il padre, adulto, non poteva vedere dall'alto verso il basso — e disse: 'Papà, guarda i tori.' Il soffitto era coperto di bisonti dipinti, rossi e neri, in posture diverse, con una vitalità sconvolgente.
Sautuola pubblicò le sue osservazioni nel 1880, sostenendo che i dipinti fossero paleolitici. La comunità scientifica europea lo demolì: era impossibile, sostenevano i critici, che gli uomini della preistoria fossero capaci di simile sofisticazione artistica. Sautuola morì nel 1888 senza essere stato riabilitato. Soltanto dopo la scoperta di altri siti — Font-de-Gaume e Les Combarelles in Francia nel 1901 — e dopo che i grandi studiosi del Paleolitico, tra cui Émile Cartailhac, ammisero pubblicamente il proprio errore, l'autenticità paleolitica di Altamira fu accettata.
Il soffitto di Altamira, datato a circa 18.500 anni fa per la maggior parte dei dipinti, rimane uno dei capolavori dell'arte preistorica. I bisonti sfruttano le sporgenze naturali della roccia per creare un effetto di tridimensionalità: la pancia rigonfia di un bisonte coincide con una protuberanza del soffitto, conferendo un volume reale alla figura dipinta.
Lascaux: il Palazzo dell'era glaciale
La grotta di Lascaux, scoperta nel settembre del 1940 da quattro ragazzi che seguivano il loro cane in una buca vicino al villaggio di Montignac in Dordogna (Francia), è la più famosa e la più vasta delle grotte dipinte. La Sala dei Tori, con le sue immense figure di uri, cavalli e cervi, è lunga quasi diciotto metri; le pareti e il soffitto sono ricoperti da oltre seicento dipinti e quasi millecinquecento incisioni, realizzati in epoche diverse nell'arco di circa 2.000 anni (approssimativamente tra 17.000 e 15.000 anni fa).
Lascaux fu aperta al pubblico nel 1948 e visitata entro il 1955 da quasi un milione di persone. La conseguenza fu catastrofica: l'anidride carbonica espirata dai visitatori alterò il chimismo dell'ambiente, favorendo la crescita di alghe verdi, poi di una muffa bianca, poi di una muffa nera. Nel 1963, André Malraux, ministro della Cultura, ordinò la chiusura immediata. Lascaux è rimasta chiusa al pubblico da allora; i visitatori possono vedere Lascaux II, una replica costruita nelle vicinanze, e una versione digitale ancora più recente (Lascaux IV), inaugurata nel 2016.
La grotta Chauvet: la più antica
La grotta Chauvet (grotta Chauvet-Pont d'Arc), scoperta nel 1994 in Ardèche (Francia) da Éliette Brunel, Christian Hillaire e Jean-Marie Chauvet, ha spostato il punto d'inizio dell'arte rupestre europea indietro di circa 20.000 anni rispetto a quanto si credeva. Le datazioni al radiocarbonio sulle figure di carbone — un metodo relativamente diretto — e quelle con la serie dell'uranio su speleotemi che coprono i dipinti danno risultati convergenti intorno a 36.000–32.000 anni fa per la fase più antica, con una seconda fase intorno a 26.000 anni fa.
I dipinti di Chauvet non sono meno sofisticati di quelli di Lascaux: al contrario, mostrano una gamma di soggetti ancora più varia — leoni, rinoceronti, mammuth, orsi delle caverne, iene — e una tecnica di chiaroscuro che usa la sfumatura del carboncino per suggerire volume. Un pannello rappresenta un conflitto tra leoni e rinoceronti con un dinamismo che non ha confronti in nessun altro sito paleolitico. Chauvet è chiusa al pubblico per ragioni conservative; la ricostruzione (Caverne du Pont d'Arc), inaugurata nel 2015, ne riproduce ogni dettaglio.
Italia: Altamura, la Grotta del Romito e le grotte del Gargano
L'Italia ha una sua tradizione di arte rupestre paleolitica, meno famosa di quella franco-cantabrica ma significativa. La Grotta del Romito in Calabria conserva un'incisione di uro di circa 1,20 metri di lunghezza, datata intorno a 14.000 anni fa, che è considerata uno dei capolavori dell'arte paleolitica italiana. Le Grotte di Addaura vicino a Palermo mostrano incisioni di figure umane in posizione rituale di straordinaria vivacità. La Grotta di Levanzo nelle isole Egadi conserva dipinti di cervi, cavalli e tonni, questi ultimi rappresentati in modo così naturalistico che fu discusso a lungo se fossero paleolitici o più recenti.
In Australia, nelle Americhe e nel sud dell'Africa esistono tradizioni di arte rupestre stratigraficamente più recenti ma ugualmente ricche: Kakadu (Australia) conserva arte aborigena datata fino a 28.000 anni fa in certi strati; Cueva de las Manos in Argentina (circa 13.000–9.000 anni fa) è famosa per le centinaia di mani negative ottenute soffiando pigmento intorno alla mano appoggiate alla parete. Esplora la mappa per scoprire dove si trovano i siti di arte rupestre riconosciuti nel mondo.
Interpretazione: cosa significavano?
La domanda più ovvia è la più difficile da rispondere. Le interpretazioni si sono succedute nel tempo: arte per l'arte, magia di caccia (animali dipinti per assicurarsi la loro disponibilità), sciamanesimo (visioni di animali-spirito in stati alterati di coscienza). L'ipotesi sciamanica, formulata da David Lewis-Williams a partire da studi comparativi sulle popolazioni San del Sudafrica, ha avuto ampia circolazione negli ultimi trent'anni: suggerisce che i dipinti rappresentino visioni generate da stati di trance, proiettate sulla roccia come superficie porosa tra il mondo umano e quello degli spiriti.
Nessuna di queste interpretazioni è definitivamente verificabile, ma alcune osservazioni sono solide: molti animali rappresentati (bisonti, orsi, leoni) non erano necessariamente i principali animali cacciati per il cibo; i dipinti si trovano spesso in posizioni difficilmente accessibili, suggerendo che lo sforzo di raggiungerle fosse parte del significato; molti siti mostrano segni di uso ripetuto per millenni, suggerendo che fossero luoghi di importanza duratura nella vita delle comunità che li frequentavano. Le grotte dipinte restano, trentamila anni dopo, un interlocutore irriducibile.