← Torna al blog

I Nabatei

Un popolo nato dal deserto

I Nabatei emergono dalla storia con la stessa improbabilità con cui Petra emerge dal paesaggio di arenaria della Giordania meridionale. Nell'arco di pochi secoli, quello che era probabilmente un popolo nomade di pastori e commercianti dell'Arabia settentrionale divenne l'artefice di uno degli stati più sofisticati del Vicino Oriente antico, con una capitale scavata nella roccia, un sistema idrico di straordinaria ingegneria e una rete commerciale che si estendeva dall'Oceano Indiano al Mediterraneo.

Le prime menzioni dei Nabatei nelle fonti scritte risalgono al IV secolo a.C., quando riuscirono a respingere due spedizioni militari inviate da Antigono I, uno dei successori di Alessandro Magno. La loro capacità di sopravvivere nel deserto, di nascondere le cisterne d'acqua e di muoversi rapidamente senza lasciare tracce era già leggendaria. Ma ben presto questi nomadi del deserto si trasformarono in costruttori di città e architetti di una fortuna commerciale senza pari nel mondo antico.

Petra: la città scolpita nella roccia

Petra, la capitale nabatea situata nell'attuale Giordania meridionale, è uno dei luoghi archeologici più straordinari del pianeta. La città fu abitata almeno dal IV secolo a.C. e raggiunse il suo apice tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., quando la popolazione superava probabilmente i ventimila abitanti. Il suo accesso principale attraverso il Siq — un canyon stretto e tortuoso lungo quasi un chilometro e mezzo — termina con una delle rivelazioni più drammatiche dell'architettura mondiale: la facciata del Khazneh, il 'Tesoro', alta circa quaranta metri, intagliata nella parete di arenaria rosata.

Il Khazneh era probabilmente una tomba reale, forse del re Aretas IV (regnante dal 9 a.C. al 40 d.C.), sebbene la sua funzione esatta rimanga oggetto di dibattito tra gli studiosi. Ma Petra era molto di più di una necropoli monumentale. La città comprendeva un teatro capace di tremila spettatori, un colonnato romano aggiunto dopo la conquista romana del 106 d.C., numerosi templi tra cui il Qasr al-Bint — uno dei rari edifici nabatei costruiti con tecnica muraria tradizionale anziché scavati nella roccia — e centinaia di tombe monumentali distribuite lungo le pareti dei canyon circostanti. Il sito è patrimonio UNESCO dal 1985 e resta uno dei più visitati del Medio Oriente.

Hegra: la sorella dimenticata

Mentre Petra è conosciuta in tutto il mondo, Hegra — nota anche come Mada'in Salih, nell'attuale Arabia Saudita nordoccidentale — è rimasta a lungo nell'ombra, in parte per le restrizioni all'accesso turistico mantenute fino a tempi recenti. Eppure Hegra è una città nabatea di importanza straordinaria: la seconda per grandezza dopo Petra, con oltre duecento tombe monumentali concentrate in un paesaggio di torri di arenaria isolate che emergono da pianure desertiche.

Le tombe di Hegra sono in molti casi meglio conservate di quelle di Petra, protette dal clima arido e dalla minore esposizione al turismo. Le facciate rivelano l'evoluzione dell'architettura funeraria nabatea, con decorazioni che combinano elementi egizi, ellenistici e locali. Molte iscrizioni nabatee sulle facciate riportano il nome del defunto, la professione, e formule di maledizione contro chi avesse violato la tomba. Hegra è diventata patrimonio UNESCO nel 2008, il primo sito in Arabia Saudita a ricevere questo riconoscimento.

L'impero commerciale

La ricchezza nabatea si fondava sul controllo delle rotte carovaniere che trasportavano incenso e mirra dall'Arabia meridionale e dall'Africa orientale verso i porti del Mediterraneo, spezie dall'India, seta dalla Cina, e prodotti di lusso in ogni direzione. Petra si trovava all'incrocio di queste rotte, e i Nabatei imposero pedaggi e offrirono servizi — acqua, rifornimenti, guida attraverso il deserto — a chi le percorreva.

Ma i Nabatei non erano semplici intermediari passivi. Avevano proprie navi che navigavano il Mar Rosso fino ai porti dell'Arabia meridionale e dell'Africa orientale. Fondarono empori commerciali in tutto il Levante e oltre: a Oboda e Nessana nel Negev, a Bostra in Siria, persino a Puteoli in Italia. La loro presenza commerciale si estendeva fino a Delo, nel cuore del Mar Egeo. La ceramica nabatea — sottile come gusci d'uovo, decorata con motivi floreali geometrici dipinti a mano — è stata ritrovata in siti che vanno dall'Egitto all'India.

Lingua, scrittura e cultura

I Nabatei parlavano un dialetto aramaico e usavano una scrittura aramaica sviluppata che sarebbe diventata l'antenata diretta dell'alfabeto arabo. Questa transizione non è puramente accademica: l'alfabeto che oggi scrive il Corano discende direttamente dai segni incisi sulle pareti di Hegra e sulle pietre funerarie nabatee. Le iscrizioni nabatee sono abbondanti e relativamente ben comprese, offrendo agli storici una finestra rara sulla vita quotidiana, sulla religione e sull'organizzazione sociale di questa civiltà.

La religione nabatea era politeista, con una divinità principale chiamata Dushara — associata alla pietra e alla montagna — e una dea importante, al-Uzza, spesso identificata con Afrodite o Iside. I betyls, pietre sacre non figurative, erano oggetti di culto fondamentali. Questa tradizione anionica, il rifiuto delle rappresentazioni antropomorfe degli dei, avrebbe influenzato il contesto religioso in cui nacque l'Islam secoli dopo.

La conquista romana e la fine del regno

Nel 106 d.C. l'imperatore Traiano annesse il regno nabateo, trasformandolo nella provincia romana di Arabia Petraea con capitale a Bostra. La transizione avvenne apparentemente senza grandi resistenze militari — l'ultimo re nabateo noto, Rabbel II, era morto quello stesso anno — e Petra continuò a prosperare per qualche tempo sotto la dominazione romana, beneficiando dei grandi investimenti infrastrutturali che Roma portò nella regione.

Ma l'apertura di nuove rotte commerciali maritime e la graduale perdita del monopolio commerciale nabateo indebolirono progressivamente la base economica di Petra. Dopo un devastante terremoto nel 363 d.C. la città fu in gran parte abbandonata, i suoi abitanti si dispersero, e la conoscenza della sua esistenza si restrinse alla memoria delle popolazioni locali. Petra fu 'riscoperta' dall'esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt nel 1812, che vi si introdusse travestito da pellegrino arabo.

Visitare i siti nabatei oggi

Petra è accessibile tutto l'anno, con la stagione migliore tra marzo e maggio e tra settembre e novembre. Il sito richiede almeno due giorni per essere esplorato adeguatamente, con la visita al Khazneh, al teatro, alla Via Colonnata, al Qasr al-Bint e — per i visitatori più intrepidi — all'Ad Deir (il Monastero), raggiungibile dopo un'ascesa di circa ottocento gradini. Hegra in Arabia Saudita è ora visitabile nell'ambito dello sviluppo turistico della regione di AlUla.

Apri la mappa per esplorare Petra, Hegra e gli altri siti nabatei distribuiti tra Giordania, Arabia Saudita e il Negev israeliano.