Gli Ittiti
Un Impero Dimenticato
Per quasi tremila anni, gli Ittiti esistettero solo come nomi in alcuni passi della Bibbia ebraica — alleati periferici, nemici minori, un nome tra i tanti. L'idea che avessero costruito un impero paragonabile all'Egitto del Nuovo Regno, che avessero combattuto Ramesse II sull'eguaglianza, che avessero sviluppato una delle più antiche codificazioni giuridiche della storia, sembrava inconcepibile. Fu solo nella seconda metà dell'Ottocento, con la scoperta dei grandi archivi di tavolette cuneiformi, che il mondo cominciò a capire la portata di quello che era stato l'impero hittita.
La prima identificazione definitiva della loro civiltà avvenne nel 1906, quando l'archeologo tedesco Hugo Winckler scavò a Boghazköy, nell'Anatolia centrale turca, e trovò oltre diecimila tavolette cuneiformi. Tra queste, le copie di un trattato firmato tra il faraone Ramesse II e il re hittita Hattusili III intorno al 1259 avanti Cristo: il primo trattato di pace internazionale documentato della storia. Una copia si trova ancora oggi nelle sale del Museo delle Civiltà Anatoliche di Ankara; un'altra copia in bronzo è esposta all'ingresso della sede delle Nazioni Unite a New York, simbolo di diplomazia millennia.
Le Origini e l'Ascesa del Potere Hittita
Gli Ittiti parlano di sé stessi come Nesili, dalla città di Nesa (l'attuale Kültepe) dove si stabilirono intorno al XVIII secolo avanti Cristo. Erano parlanti di una lingua indoeuropea — l'ittita è di fatto la più antica lingua indoeuropea documentata in una scrittura — che si erano mescolati con la popolazione hattica precedente e con altre popolazioni anatoliche. Dal XVIII al XVI secolo avanti Cristo, i vari re hittiti consolidarono il controllo sull'Anatolia centrale, con un processo di guerre, alleanze e un sistema politico che alternava monarchia assoluta e aristocrazia nobiliare in continua tensione.
Il primo grande apogeo militare arrivò con il re Mursili I, che intorno al 1595 avanti Cristo compì un'incursione fino a Babilonia e saccheggiò la città, ponendo fine alla Prima Dinastia Babilonese. Fu una conquista senza conseguenze durature — gli Ittiti si ritirarono — ma dimostrò la potenza militare di un esercito capace di operare a distanze enormi. Dopo un lungo periodo di conflitti interni, Suppiluliuma I, che regnò nella seconda metà del XIV secolo avanti Cristo, rifondò l'impero su basi solide, espandendosi in Siria e controllando la regione fino all'Eufrate.
Kadesh: la Battaglia che Cambiò la Diplomazia
La battaglia di Kadesh, combattuta intorno al 1274 avanti Cristo tra Ramesse II d'Egitto e Muwatalli II degli Ittiti presso la città di Kadesh sull'Oronte nell'attuale Siria, è la prima grande battaglia della storia sufficientemente documentata da permettere una ricostruzione tattica dettagliata. Entrambi i contendenti la rivendicarono come vittoria. La realtà storica suggerisce che si trattò di un sostanziale pareggio: Ramesse II fu temporaneamente circondata dai carri hittiti, riuscì a resistere ma non riuscì a prendere Kadesh. I testi egizi la descrivono come un trionfo personale del faraone; la documentazione hittita è più sobria.
La conseguenza duratura fu il già citato trattato di pace di circa quindici anni dopo, che stabilì una frontiera riconosciuta tra le sfere di influenza egiziana e hittita nel Levante. Il trattato prevedeva anche clausole sull'estradizione di rifugiati politici e sull'assistenza militare reciproca in caso di rivolta interna — un documento di raffinatezza diplomatica sorprendente per il XIII secolo avanti Cristo.
Hattusa: la Capitale dell'Impero
Hattusa, l'attuale Boghazköy, si trova in una posizione geografica peculiare: non nella valle fertile, ma in una zona elevata e relativamente arida dell'Anatolia centrale, a circa 200 chilometri a est di Ankara. La scelta del sito era probabilmente difensiva — la città sorgeva su un altopiano circondato da canyon profondi che ne facilitavano la difesa — ma rendeva l'approvvigionamento idrico e alimentare una sfida perenne.
Nel suo periodo di massimo splendore, nel XIII secolo avanti Cristo, Hattusa si estendeva per circa 180 ettari, circondata da mura ciclopiche in pietra calcarea e argilla cruda che si estendevano per circa sei chilometri, con torri difensive regolari e cinque porte monumentali. La Porta dei Leoni, sul lato occidentale, era affiancata da due sfingi leonine; la Porta degli Sfingi, sul lato meridionale, era decorata con figure ancora parzialmente conservate. Una delle mura è stata parzialmente ricostruita dagli archeologi turchi per illustrarne la tecnica costruttiva: uno zoccolo in pietra grezzo e una sovrastruttura in mattoni crudi essiccati al sole, con una camminata in legno sulla sommità.
All'interno delle mura si trovavano i grandi magazzini del palazzo reale, numerosi templi — fonti elencano oltre trenta templi nella città — e il Grande Tempio, dedicato alla divinità della tempesta e alla dea solare di Arinna, protettori dell'impero. Sotto il Gran Tempio era custodito l'archivio principale, dove si trovavano le tavolette rinvenute da Winckler. Hattusa è patrimonio UNESCO dal 1986 ed è visitabile, con un sito ben organizzato e pannelli esplicativi in turco e inglese. Apri la mappa per localizzare Hattusa nel contesto dell'Anatolia antica e vedere la sua relazione con gli altri grandi siti dell'Età del Bronzo nella regione.
La Religione Hittita: un Pantheon Inclusivo
Gli Ittiti avevano una caratteristica religiosa insolita nel mondo antico: la tendenza a incorporare nel proprio pantheon le divinità dei popoli conquistati, invece di imporvi le proprie. Questo "millennio di mille dei", come lo chiamavano loro stessi, produceva un pantheon straordinariamente affollato e composito, con divinità di origine hattica, hurrita, mesopotamica e siriana che coesistevano con le divinità hittite native. Anche il rito e la liturgia erano compositi: i testi rituali hittiti sono spesso bilingui, con istruzioni in ittita e formule da pronunciare in lingue più antiche come il hattico o il luvio.
Questa apertura religiosa era anche una politica di integrazione: i culti locali venivano rispettati nei territori incorporati nell'impero, il che riduceva le resistenze alla dominazione hittita. Non era filantropia: era pragmatismo imperiale.
Il Collasso e la Riscoperta
Come quasi tutte le grandi potenze dell'Età del Bronzo, l'impero hittita crollò intorno al 1200 avanti Cristo. Hattusa fu abbandonata e in parte incendiata. La causa o le cause esatte restano oggetto di dibattito: i Popoli del Mare, i conflitti interni, la siccità, o una combinazione di tutti questi fattori. Alcune componenti della cultura hittita sopravvissero nelle cosiddette città neo-hittite del sud dell'Anatolia e della Siria settentrionale, come Carchemish e Hamath, per altri tre-quattro secoli, prima di essere assorbite dall'Assiria nel VIII secolo avanti Cristo.
La riscoperta degli Ittiti è uno degli episodi più drammatici della storia dell'archeologia moderna. Da nomi oscuri citati nella Bibbia, sono diventati — nel corso di pochi decenni di ricerche intensive — una delle civiltà fondative del mondo antico, con una legge scritta più umana delle leggi mesopotamiche contemporanee, una diplomazia sofisticata e un'arte che ha prodotto, tra le altre cose, le prime rappresentazioni a tutto tondo di animali nell'arte anatolica. Il loro contributo alla storia della scrittura — l'ittita è una delle poche lingue indoeuropee antiche direttamente documentate — è di valore inestimabile per la linguistica comparata.