Schliemann e la Ricerca di Troia
Un Uomo Ossessionato da un Poema
Heinrich Schliemann non assomigliava a nessun altro nell'archeologia del suo tempo, in parte perché non era un accademico. Nato nel 1822 in un piccolo villaggio del Meclemburgo, aveva fatto fortuna come mercante di materie prime durante la corsa all'oro californiana e poi nel commercio durante la Guerra di Crimea. A quarantasei anni, con una ricchezza considerevole e una padronanza dichiarata di una dozzina di lingue, decise di dedicare il resto della sua vita alla missione che lo aveva ossessionato fin dall'infanzia: trovare Troia.
La domanda che gli studiosi del suo tempo si ponevano non era solo geografica ma epistemologica. L'Iliade era storia o mito? La maggior parte degli accademici tedeschi e britannici dell'Ottocento era convinta che Omero avesse creato un'epopea poetica senza alcun fondamento storico. Schliemann la pensava diversamente, con una certezza che gli critici chiamavano ingenuità e che i sostenitori chiamavano visione.
Hisarlik: la Collina Giusta
Il punto di partenza di Schliemann non fu, in realtà, una scelta originale. Un diplomatico britannico, Frank Calvert, aveva già identificato la collina di Hisarlik, nell'attuale Turchia nordoccidentale vicino allo stretto dei Dardanelli, come il sito più probabile della Troia omerica. Calvert possedeva persino una parte del terreno e aveva condotto piccoli saggi di scavo. Ma non aveva i fondi per un'operazione sistematica. Quando incontrò Schliemann nel 1868, gli trasferì il convincimento e, di fatto, la localizzazione.
Schliemann ottenne il permesso di scavo dalle autorità ottomane e iniziò i lavori nel 1870. Lavorò in modo sistematico ma anche con una rapidità che oggi definiremmo brutale: fece scavare attraverso la collina con decine di operai, asportando strati interi di depositi archeologici alla ricerca del livello che credeva fosse quello omerico. Non capì subito — e questa sarebbe rimasta la sua tragedia intellettuale — che Hisarlik conteneva non una ma almeno nove città costruite l'una sopra l'altra nell'arco di tremila anni.
Il Tesoro di Priamo e il Grande Equivoco
Nel 1873 Schliemann fece la scoperta che avrebbe fatto il giro del mondo: un deposito di oggetti in oro, argento, rame e avorio che identificò immediatamente come il tesoro di Priamo, il re di Troia descritto nell'Iliade. Coppe d'oro, diademi, pendenti e vasi furono fotografati addosso alla sua giovane moglie greca, Sophie, che indossava quello che Schliemann chiamò "i gioielli di Elena".
C'era però un problema fondamentale: il deposito proveniva dal livello che oggi chiamiamo Troia II, una città che risale a circa 2400-2200 avanti Cristo, cioè circa mille anni prima del periodo in cui gli studiosi collocano la guerra di Troia, se mai esistette. Schliemann aveva trovato qualcosa di straordinario, ma non quello che cercava. Aveva poi fatto uscire clandestinamente il tesoro dalla Turchia, violando le condizioni del permesso di scavo, e lo aveva portato in Germania. Il governo ottomano lo citò in giudizio e ottenne un risarcimento, ma non il tesoro. I pezzi finirono al Museo di Berlino, da cui furono trafugati dai sovietici nel 1945 e portati a Mosca, dove si trovano tuttora al Museo Pushkin, oggetto di rivendicazioni turche e greche ancora irrisolte.
Micene: la Conferma dell'Età del Bronzo
Schliemann non si fermò a Troia. Nel 1876, convinto dall'Iliade che anche Micene nella Grecia continentale nascondesse tesori, ottenne un permesso di scavo dalla Grecia e aprì le tombe a pozzo all'interno delle mura ciclopiche della cittadella. La scoperta fu ancora più sensazionale di quella troiana: cinque pozzi sepolcrali contenevano i resti di diciannove individui accompagnati da un'abbondanza straordinaria di oggetti in oro, tra cui cinque maschere funerarie. Schliemann telegrafò al re di Grecia: "Ho guardato in faccia Agamennone".
La maschera che indicò come appartenente al leggendario re degli Achei è oggi nota come "Maschera di Agamennone" ed esposta al Museo Nazionale di Atene. Anche in questo caso la datazione è problematica: la maschera risale a circa 1550-1500 avanti Cristo, mentre il periodo convenzionale della guerra di Troia, se corrispondesse a qualcosa di storico, sarebbe intorno al 1200. Ma le tombe a pozzo erano comunque un ritrovamento di importanza enorme: dimostravano l'esistenza di una ricca civiltà aristocratica nell'Egeo della tarda Età del Bronzo, aprendo la strada a quello che sarebbe diventato lo studio sistematico della civiltà micenea.
L'Eredità Metodologica: Luci e Ombre
Il giudizio storico su Schliemann è inevitabilmente ambivalente. Da un lato, ebbe indubbiamente ragione su ciò che contava di più: Omero non era pura finzione, e l'Egeo dell'Età del Bronzo era stato teatro di civiltà urbanizzate e guerriere di considerevole complessità. La sua insistenza nel portare la mitologia greca nel campo dell'indagine empirica fu rivoluzionaria. Finanziò di tasca propria operazioni costose, fu personalmente presente negli scavi e pubblicò i suoi risultati con relativa celerità.
Dall'altro lato, i suoi metodi distrussero irreversibilmente informazioni preziose. Scavare in fretta attraverso strati sovrapposti senza documentare attentamente i contesti stratigrafici significa perdere la possibilità di ricostruire la sequenza storica. Strati interi di ceramica, ossa, carboncini e strutture che oggi potrebbero essere datati con precisione con metodi al radiocarbonio o dendrocronologici furono mescolati o asportati. Wilhelm Dörpfeld, che lavorò con Schliemann negli ultimi anni e condusse ulteriori scavi dopo la sua morte nel 1890, capì molto prima di lui l'importanza della stratigrafia e identificò correttamente Troia VI o VIIa come i candidati più plausibili per la città dell'Iliade.
Troia Oggi: Hisarlik nel XXI Secolo
La ricerca a Hisarlik non si è mai interrotta. Dagli anni novanta, una squadra internazionale coordinata dall'Università di Tubinga ha lavorato sistematicamente sia all'interno della cittadella fortificata sia nell'area circostante. Le scoperte hanno ridisegnato completamente la comprensione del sito: la "città bassa" esterna alle mura di Troia VI-VIIa era molto più vasta di quanto si supponesse, probabilmente ospitando una popolazione di diverse migliaia di persone. Le mura stesse di Troia VI, con i loro potenti bastioni in pietra da taglio, rivelano una città di considerevole importanza nel contesto del commercio egeo e anatoliano del XIII secolo avanti Cristo.
Nel 2018 Hisarlik è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Il sito è visitabile e dispone di un museo relativamente recente che espone molti dei materiali trovati negli scavi, sebbene i pezzi più spettacolari siano dispersi in musei di Istanbul, Berlino, Atene e Mosca. Apri la mappa per localizzare Hisarlik rispetto agli altri grandi siti micenei e minoici dell'Egeo.
Omero, la Storia e la Questione Aperta
La domanda che Schliemann pose con tanta passione non ha ancora una risposta definitiva. Hisarlik è Troia? Molto probabilmente la risposta è sì, nel senso che il sito era certamente conosciuto come Troia dagli stessi Greci antichi, e le sue vicende storiche durante il XIII-XII secolo avanti Cristo potrebbero aver alimentato le tradizioni poetiche poi cristallizzate nell'Iliade. Ma la guerra di Troia come ce la descrive Omero — dieci anni di assedio, i grandi eroi, la macchina del cavallo — è probabilmente una composizione poetica che sovrappone eventi, epoche e tradizioni diverse.
Questo non la rende meno preziosa. L'Iliade rimane uno dei più grandi testi mai scritti. E il fatto che Schliemann, con tutti i suoi difetti metodologici e le sue manipolazioni della realtà, abbia avuto la tenacia di cercare nel mondo reale i fondamenti di un poema è la prova che l'immaginazione storica, anche quando si sbaglia, può aprire finestre su epoche che altrimenti resterebbero sigillate.