Hillforts e oppida: gli insediamenti dell'Europa dell'età del ferro
Colli, muri e comunità
Il paesaggio dell'Europa temperata nel primo millennio a.C. era punteggiato di insediamenti in quota. Su colline isolate, speroni rocciosi, promontori fluviali, le popolazioni dell'età del ferro costruivano sistemi difensivi — terrapieni, fossati, palizzate — che circondavano abitazioni, magazzini, officine e spazi aperti per il bestiame. Queste strutture, genericamente chiamate hillforts nella tradizione anglosassone, sono distribuite da Irlanda e Britannia fino all'Europa centrale, e nelle loro forme più sviluppate del II e I secolo a.C. vengono distinte da Giulio Cesare con il termine latino oppidum (plurale: oppida).
Sono tra i monumenti preistorici più numerosi d'Europa: si calcola che in sola Britannia ne sopravvivano oltre tremila, sebbene molti siano ridotti a deboli tracce di valletti e rilievi nel terreno leggibili solo da fotografie aeree. Capire questi siti significa capire come vivevano i popoli delle culture La Tène e Hallstatt — le culture che l'archeologia moderna chiama genericamente Celtiche, pur riconoscendo che questo termine è imperfetto e che l'identità etnica celtica è più complessa di quanto suggerisca la diffusione degli oggetti materiali.
Hillforts dell'età del ferro britannica
I più famosi hillforts britannici si trovano nel Wessex e nel Galles. Maiden Castle, nel Dorset, è forse il più imponente: occupa circa 18 ettari ed è circondato da fino a quattro linee concentriche di terrapieni e fossati, un sistema difensivo costruito e ampliato in fasi successive tra il VI e il I secolo a.C. L'entrata orientale è particolarmente elaborata, con un labirinto di rientranze che costringeva gli assalitori a esporsi al fuoco dei difensori per un lungo tratto.
Nel 43 d.C., secondo le analisi osteologiche condotte su uno scheletro con frecce romane incastrate nelle ossa, Maiden Castle fu presa d'assalto dai Romani durante la campagna della II Legione Augustea sotto il comando di Vespasiano (futuro imperatore). Il sito fu poi abbandonato a favore di Durnovaria — l'odierna Dorchester — creata dai Romani nella pianura. Maiden Castle è oggi gestito dall'English Heritage e visitabile liberamente.
Danebury, nell'Hampshire, è stato oggetto di uno dei programmi di scavo più lunghi e sistematici nella storia dell'archeologia britannica preistorica: sotto la direzione di Barry Cunliffe, tra il 1969 e il 1988, sono stati portati alla luce oltre duemila buche per pali, centinaia di pozzi per le provviste, strutture di magazzino e le tracce di numerose case rettangolari. I risultati hanno mostrato che Danebury non era semplicemente un rifugio di emergenza ma una comunità permanente con un'economia agricola complessa, capace di stoccare le eccedenze cerealicole in pozzi dal fondo impermeabilizzato.
Oppida: le proto-città celtiche
Nel II e nel I secolo a.C., in parallelo con la pressione romana che risaliva dal Mediterraneo e quella germanica che scendeva da nord, molte comunità celtiche dell'Europa centrale costruirono insediamenti di dimensioni e complessità senza precedenti. Giulio Cesare, descrivendoli nelle sue Guerre Galliche, li chiamò oppida e ne indica alcune come veri centri urbani di decine di migliaia di abitanti.
Gli oppida mostrano caratteristiche ricorrenti. Sono generalmente più grandi degli hillforts tradizionali: Bibracte, capitale degli Edui in Borgogna, occupava circa 200 ettari; Manching, in Baviera, arrivava a 380 ettari, con una cinta muraria di circa 7 km. Le mura stesse sono costruite secondo una tecnica caratteristica che Cesare chiama murus gallicus: un grigliato interno di travi orizzontali tenute insieme da chiodi di ferro, riempito di terra e pietrame, con una faccia esterna in blocchi di pietra. Questo sistema assorbe molto meglio degli arieti rispetto a una semplice muratura in pietra.
All'interno degli oppida si trovano aree produttive specializzate: quartieri di fabbri, fonderie, officine per la lavorazione dello smalto e del vetro. Si trovano testimonianze di commercio a lunga distanza: monete d'importazione italica, anfore da vino, fibule di bronzo di tipo transalpino. Si trovano anche monete coniate localmente — gli oppida del II e I secolo a.C. emettevano proprie emissioni monetali — il che indica una vita economica di grande sofisticazione.
Bibracte e i Galli di Cesare
Bibracte, sulle pendici del Mont Beuvray nell'odierna Borgogna, è uno degli oppida meglio scavati. Fu la capitale degli Edui, la tribù gallica che aveva rapporti di amicizia ufficiale con Roma e che nel 52 a.C. svolse un ruolo determinante nella rivolta di Vercingetorige. Fu proprio a Bibracte che Cesare sconfisse la migrazione degli Elvezi nel 58 a.C., battendo inizio alla sua conquista della Gallia. Dopo la conquista, Bibracte fu progressivamente abbandonata a favore di Augustodunum (l'odierna Autun), fondata in pianura secondo il modello urbanistico romano.
Gli scavi di Bibracte, ripresi sistematicamente nel 1984 in un programma internazionale ancora attivo, hanno rivelato un quartiere artigianale con officine di bronzisti, uno spazio cerimoniale centrale e tracce di abitazioni costruite secondo la tradizione gallica ma con crescenti influenze italiche nell'ultimo secolo di vita del sito. Il museo sul posto è uno dei migliori per comprendere la cultura materiale dell'Europa celtica. Bibracte e altri oppida europei sono localizzabili su questa mappa.
Dalla Bretagna all'Iberia: varianti regionali
Il fenomeno degli hillforts non è limitato alla cultura celtica propriamente detta. Nella penisola iberica, le popolazioni celtiberiche e lusitane costruirono i cosiddetti castros — insediamenti in quota con piante circolari o rettangolari, strade lastricate e murature in blocchi di granito. Il Castro de Santa Tecla in Galizia, in Spagna, conserva centinaia di strutture circolari su un'area di oltre quattordici ettari ed è stato riconosciuto come Patrimonio dell'Umanità UNESCO nel quadro della candidatura dei castros galiziani.
Nell'Europa orientale, gli Illiri costruirono gradine — hillforts con terrapieni caratteristici — lungo le coste adriatiche dell'attuale Bosnia e Dalmazia. In Scandinavia, i borgar (borghi di altura) dell'età del ferro tardiva mostrano caratteristiche simili ma con tecniche costruttive adattate alla disponibilità di pietra locale. In tutti questi casi, il principio è lo stesso: sfruttare la topografia per moltiplicare il valore difensivo di una struttura costruita, e al tempo stesso segnalare visibilmente la presenza e il potere di una comunità nel paesaggio.
Dopo Roma
La conquista romana non cancellò immediatamente la funzione degli hillforts. Molti siti continuarono a essere frequentati, anche se in modo diverso: alcuni divennero santuari rurali, altri piccole fattorie, altri ancora rifugi di emergenza nelle crisi del tardo Impero. Nel periodo post-romano, in Britannia, molti hillforts dell'età del ferro videro una rioccupazione: Cadbury Castle nel Somerset, tradizionalmente identificato con la leggendaria Camelot (senza basi storiche, ma con un nucleo reale di rioccupazione nel V-VI secolo d.C.) mostrò evidenze di un grande edificio di rappresentanza e palizzate rinforzate che suggeriscono un centro di potere locale nell'età oscura. Il paesaggio difensivo dell'Europa preistorica non scomparve mai del tutto: si trasformò, si adattò, e in certi casi sopravvisse fino al Medioevo sotto forme nuove.