La cuneiforme e le tavolette d'argilla
Scrivere prima di scrivere
La scrittura cuneiforme non nacque come strumento letterario ma come strumento contabile. Verso il 3400-3200 a.C., a Uruk nella Mesopotamia meridionale (l'odierno Iraq), funzionari di un'economia urbana complessa avevano bisogno di registrare quantità di grano, greggi di pecore, giare di birra, schiavi e terreni — un volume di transazioni troppo grande per essere tenuto a mente o trasmesso oralmente in modo affidabile. I primi segni cuneiformi erano pittogrammi semplificati impressi nell'argilla umida con un calamo di canna tagliata a bisello: un insieme di bolle, sfere e bastoncini che registravano numeri e categorie di beni.
Il passo dalla contabilità alla rappresentazione fonética del linguaggio fu lento e non lineare. Solo nel terzo millennio a.C. la scrittura cuneiforme sumerica divenne sufficientemente flessibile da trascrivere discorsi, miti, lettere personali e codici legali. A quel punto era diventata qualcosa di radicalmente diverso da quello che erano stati i primi segni di Uruk.
La tecnica: argilla, calamo e cottura
Il supporto della cuneiforme era l'argilla — disponibile in abbondanza nelle pianure alluvionali tra Tigri ed Eufrate — e la sua ubiquità spiega sia la diffusione della scrittura in Mesopotamia sia la sopravvivenza di così tanti documenti. Una tavoletta d'argilla cruda si scriveva premendo il calamo a sezione triangolare nell'argilla umida: ogni segno era composto da una serie di cunei (dal latino cuneus, cuneo), da cui il nome moderno del sistema. La tavoletta veniva poi essiccata all'aria o, per i documenti più importanti, cotta in forno.
La cottura accidentale ha paradossalmente contribuito alla conservazione di migliaia di tavolette: quando i palazzi e i templi che ospitavano gli archivi bruciarono — nei saccheggi di Ninive, Ur, Mari, Ebla — le tavolette venivano cotte dall'incendio e diventavano molto più resistenti delle semplici versioni essiccate. È per questo che gli archivi di Ebla (III millennio a.C.) e quelli di Tell el-Amarna (XIV secolo a.C.) sopravvissero alla distruzione delle città che li contenevano.
L'epopea di Gilgamesh e la letteratura sumerica-accadica
L'epopea di Gilgamesh è il testo letterario più antico del mondo a noi pervenuto in forma quasi completa. Nata da una serie di poemi sumerici del III millennio a.C. su un re storico di Uruk, fu rielaborata in accadico probabilmente nel XVIII secolo a.C. nella cosiddetta "versione babilonese antica", e poi ancora nella "versione standard" nel XII-XI secolo a.C. sotto la redazione del poeta Sin-leqi-unninni. La versione più completa è quella conservata nelle tavolette della biblioteca di Assurbanipal a Ninive.
Il testo racconta la storia dell'amicizia tra il semidio Gilgamesh e il selvaggio Enkidu, la loro impresa contro il mostro Humbaba, la morte di Enkidu e la ricerca disperata di Gilgamesh dell'immortalità. Nel racconto è incorporata una versione del diluvio universale — con Utnapishtim come sopravvissuto costruttore di un'arca — molto più antica della versione biblica, con cui condivide elementi narrativi talmente precisi da suggerire una derivazione da fonti comuni.
Il codice di Hammurabi e la letteratura giuridica
Il re babilonese Hammurabi (regnò tra il 1792 e il 1750 a.C. circa) fece incidere su una stele di diorite alta 2,25 metri il testo di un codice che raccoglie circa 282 leggi. La stele, trovata a Susa (in Iran) nel 1901 dove era stata portata come bottino di guerra, è oggi al Louvre. Ma decine di copie su tavolette d'argilla del codice circolarono nell'antichità come testi scolastici: imparare a copiare il codice era parte dell'educazione degli scribi babilonesi per secoli.
Le leggi coprono un'enorme varietà di materie: contratti commerciali, proprietà, matrimonio, adozione, lesioni personali, salari degli artigiani, responsabilità dei costruttori (se un edificio cede e uccide il proprietario, il costruttore è messo a morte). La logica del "taglione" (occhio per occhio) applicata in modo graduato secondo lo status sociale del danneggiato è uno degli aspetti più discussi del codice. Il prologo e l'epilogo presentano Hammurabi come re giusto che ha ricevuto la legge dal dio Marduk.
La biblioteca di Assurbanipal a Ninive
L'ultima grande stazione della cuneiforme è la biblioteca di Assurbanipal a Ninive (attuale Iraq settentrionale), creata dal re assiro nel VII secolo a.C. Assurbanipal fu un re che si vantò di saper leggere e scrivere — una rarità per i monarchi dell'epoca — e commissionò copie sistematiche di testi da tutto il Vicino Oriente: incantesimi, omenologia, medicamentos, miti, epiche, testi astronomici. La biblioteca conteneva almeno 30.000 tavolette quando fu distrutta nell'assalto di Medi e Babilonesi a Ninive nel 612 a.C.; l'incendio cuoce le tavolette, preservandole.
Henry Layard e il suo assistente Hormuzd Rassam scavarono Ninive tra il 1845 e il 1854, e Rassam tornò nel 1853 per trovare le tavolette dell'epopea di Gilgamesh. Le tavolette di Ninive sono oggi al British Museum, dove George Smith nel 1872 identificò e pubblicò il racconto del diluvio — una scoperta che scosse profondamente la cultura vittoriana, dimostrando che la Bibbia non era l'unica versione di quella storia.
Decifrazione e il ruolo di Rawlinson
La scrittura cuneiforme era andata completamente dimenticata dopo la fine dell'uso (grosso modo intorno al I-II secolo d.C.). La sua decifrazione nel XIX secolo fu un'impresa collettiva svolta nell'arco di decenni. Il punto di partenza fu l'iscrizione trilingue di Behistun, incisa su una parete rocciosa nel Kermanshah (Iran) da Dario I intorno al 522-486 a.C.: lo stesso testo era scritto in tre lingue (antico persiano, elamita, babilonese) e in tre diversi sistemi cuneiformi.
Henry Creswicke Rawlinson, ufficiale britannico in Persia, copiò l'iscrizione aggrappandosi letteralmente alla parete rocciosa tra il 1835 e il 1847. Decifrata la versione in antico persiano (lingua nota), usò i nomi propri come chiave per aprire il babilonese. Nel 1857 quattro studiosi — Rawlinson, Hincks, Fox Talbot e Oppert — inviarono indipendentemente le loro traduzioni dello stesso testo all'Asiatic Society di Londra, che le confrontò trovando un accordo sufficiente a considerare la decifrazione validata.
Tavolette digitali: il futuro di un archivio antico
Il numero di tavolette cuneiformi conservate nei musei di tutto il mondo è stimato in circa 500.000, di cui solo una frazione è stata pubblicata in edizione critica. Il progetto Cuneiform Digital Library Initiative (CDLI), gestito da UCLA e dal British Museum, punta a digitalizzare e rendere accessibili online tutte le tavolette conosciute, con immagini ad alta risoluzione e trascrizioni. La pandemia ha accelerato il processo: molti musei hanno digitalizzato le loro collezioni in modo sistematico per la prima volta.
Apri la mappa per esplorare i principali siti mesopotamici dove sono stati trovati archivi cuneiformi: da Uruk a Nippur, da Ebla a Ninive, la distribuzione riflette la diffusione di un sistema di scrittura che durò tremila anni.
Una scrittura che finisce e una che continua
La cuneiforme sopravvisse per circa tremila anni, adattandosi a lingue diverse — sumerico, accadico, ittita, hurrita, elamita, urarteo — e a funzioni diverse, prima di scomparire nel I-II secolo d.C. con gli ultimi scribi che la usavano per testi astronomici a Babilonia. Non fu dimenticata gradualmente: fu abbandonata di colpo, quasi certamente perché l'alfabeto aramaico — più semplice, più versatile, scrivibile su materiali più leggeri — aveva già conquistato il Vicino Oriente. Ma i testi che sopravvissero nell'argilla cotta continuano, tremila anni dopo, a essere letti.