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Rovine Subacquee

Il mare è un archivio straordinariamente selettivo. Mentre le città abbandonate sulla terraferma vengono gradualmente smontate dai cercatori di materiali da costruzione, spianate dall'agricoltura o sepolte da secoli di accumuli, i siti sommersi possono sopravvivere in condizioni eccezionali: anossici, al riparo dagli agenti atmosferici, protetti dall'intraprendenza degli sciacalli antichi e moderni. Le città sommerse ci arrivano attraverso meccanismi diversi — sprofondamento tettonico, innalzamento del livello marino postglaciare, bradisismo vulcanico, maremoti — e ciascun meccanismo preserva qualcosa di diverso, da interi quartieri urbani a resti neolitici di villaggi lacustri.

Baiae, il Monte Caprino di Napoli

Baiae, sulla costa flegraea a ovest di Napoli, fu la più esclusiva stazione termale dell'impero romano. Nelle sue acque calde e leggermente solforose si ritirarono Giulio Cesare, Augusto, Nerone, Adriano. La città costruì terme stratificate su terme, ville su ville, per secoli. Ma il fondale vulcanico della zona, soggetto al fenomeno del bradisismo — lento abbassamento e innalzamento del suolo legato all'attività magmatica — fece scivolare progressivamente la città sotto il livello del mare tra il II e il VIII secolo d.C. Oggi intere strade, mosaici pavimentali, la testa di Claudio ancora in posizione sul pavimento, busti, statue e colonne si trovano a tre-sei metri di profondità nel Golfo di Pozzuoli. Il parco archeologico sommerso è visitabile in barca a fondo trasparente o con maschera e boccaglio; le immersioni con bombole richiedono guida autorizzata.

Pavlopetri, Laconia

Pavlopetri, al largo della costa meridionale del Peloponneso, è forse la città sommersa più antica del mondo finora identificata. Il sito fu rilevato per la prima volta nel 1967 e risale almeno al 2800 a.C. — periodo Elladico Antico — con una fase di massima occupazione nel periodo Miceneo, tra il 1600 e il 1100 a.C. circa. La pianta urbana è straordinariamente leggibile: strade, edifici, corti, tombe a cista e probabilmente un sistema di canali sono mappati su un'area di circa 9 ettari a profondità di tre-quattro metri. A differenza di molti siti sommersi, Pavlopetri non è coperta da sedimento ma è semi-esposta, il che la rende vulnerabile all'erosione marina e all'ancoraggio di imbarcazioni. Il sito è visitabile con permesso in immersione.

Heraklion (Thonis), Costa Egiziana

Heraklion-Thonis, la grande città portuale egiziana all'imbocco del ramo canopico del Nilo, sprofondò nel Mediterraneo probabilmente tra il VI e il VIII secolo d.C. a causa di cedimento dei sedimenti argillosi su cui era costruita, combinato con un innalzamento del livello del mare. La città, di importanza fondamentale per il commercio tra Egitto e Grecia, era rimasta perduta per oltre un millennio quando l'archeologo Franck Goddio la identificò nel 2000 a circa 6-7 metri di profondità al largo di Aboukir. Gli scavi sistematici hanno restituito statue colossali di faraoni, stele, gioielli, monete, anfore greche e persino navi. Il Museo Nazionale di Alessandria espone parte dei reperti; le immersioni guidate sono organizzate da operatori locali.

Port Royal, Giamaica

Port Royal è diversa dalle città greche e romane sommerse: fu il principale porto dei bucanieri caribici nel XVII secolo, soprannominato 'la Sodoma delle Indie', e sprofondò in mare nel giro di due minuti durante il terremoto e maremoto del 7 giugno 1692. La metà della città scivolò nella baia di Kingston a profondità variabili tra uno e sedici metri. La velocità del collasso ha preservato in modo eccezionale oggetti quotidiani intatti — stoviglie, pipe, un orologio da tasca fermato all'ora del terremoto, barili di rum, ancoraggi di navi. Gli scavi subacquei iniziati negli anni Sessanta hanno prodotto una delle collezioni di archeologia storica subacquea più importanti del mondo. Port Royal è tuttora abitata sulla parte emersa; il museo locale ospita i reperti.

Il Lago di Nemi, Castelli Romani

Il Lago di Nemi, nei Castelli Romani alle porte di Roma, nascondeva sul suo fondo due enormi navi di Caligola — galleggianti di lusso con terme, marmi e meccanismi rotanti — affondate probabilmente nell'antichità. Mussolini fece prosciugare parzialmente il lago per recuperarle tra il 1928 e il 1932: le navi furono portate in superficie e collocate in un museo appositamente costruito sulla riva. Nel 1944, durante la ritirata tedesca, le navi andarono distrutte in un incendio doloso. Oggi il museo ospita ricostruzioni in scala ridotta e parti originali dei sistemi di ormeggio e meccanica recuperati dal fondo.

Dunwich, Suffolk

Dunwich è la più celebre città medievale perduta d'Inghilterra. La città portuale, che nel XII secolo era tra le più grandi d'Inghilterra, fu progressivamente inghiottita dal Mare del Nord tra il XIII e il XIX secolo a causa dell'erosione costiera. Non si tratta di un singolo evento catastrofico ma di un lento smantellamento: nel 1328 una tempesta distrusse 400 case; nel 1347 ne andarono 400 altre; nel 1570 il porto era definitivamente inaccessibile. Gallows Hill, dove sorgeva la chiesa di San Felice, fu l'ultimo pezzo di terraferma a cedere. Oggi alcune strutture si trovano a profondità di pochi metri; la recentissima tecnologia sonar ha permesso di mappare resti di muri e pavimenti.

Yonaguni, Giappone

La formazione rocciosa sottomarina di Yonaguni, al largo dell'isola giapponese più occidentale, è oggetto di un dibattito acceso tra geologi e archeologi subacquei. Scoperta nel 1987, la struttura mostra gradini regolari, angoli retti, piattaforme orizzontali e quello che alcuni interpretano come un volto scolpito. Il dibattito si divide tra chi la considera una formazione naturale in arenaria — il genere di roccia che naturalmente si frattura in piani orizzontali — e chi vi vede tracce di costruzione umana risalente a oltre 10.000 anni fa, quando il sito era emerso. Nessuna prova conclusiva di intervento umano è stata ancora trovata. Il sito è meta di immersioni molto frequentate.

Il Piano di Gioia Tauro, Calabria

Al largo delle coste calabresi del Tirreno, a diverse profondità, si trovano tracce di insediamenti preistorici oggi sommersi risalenti alla fase di innalzamento del livello del mare postglaciare (tra il 10.000 e il 6.000 a.C. circa). Siti analoghi esistono in tutto il Mediterraneo — al largo della Puglia, della Sicilia, della Grecia e della Croazia — e documentano il paesaggio costiero precedente alla fine dell'ultima era glaciale, quando il Mediterraneo era molto meno esteso e gran parte degli attuali fondali era terra emersa e abitata. Questi siti sono oggetto di ricerca accademica più che di turismo, ma alcune università organizzano campagne di scavo con volontari.


Le rovine sommerse sono uno dei fronti più dinamici dell'archeologia contemporanea. La tecnologia sonar multifascio, le fotocamere a risoluzione submillimetrica, i ROV autonomi e la modellazione 3D stanno aprendo siti precedentemente inaccessibili all'indagine sistematica. Per esplorare i siti costieri e lacustri documentati nelle nostre aree di copertura, apri la mappa interattiva — molti siti subacquei noti sono già inclusi nel database e geolocalizzati. Prima di organizzare immersioni su siti protetti, verificare sempre le normative locali, che variano considerevolmente da paese a paese.