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Le rovine romane spiegate: foro, terme, anfiteatro e acquedotto

Leggere una città romana

L'Impero Romano ha lasciato rovine su tre continenti: dall'Hadrian's Wall nel nord dell'Inghilterra alle città carovaniere della Siria, dalle terme africane di Leptis Magna ai porti turchi di Efeso e Perge. Eppure la struttura di base di una città romana è quasi sempre riconoscibile, poiché Roma imponeva ai propri insediamenti — che fossero colonie di veterani, città peregrinae o capitali provinciali — un modello urbanistico coerente, adattato al territorio ma fondato sugli stessi elementi costitutivi. Imparare a leggere questi elementi trasforma una passeggiata tra rovine in una comprensione viva di come viveva un abitante dell'impero.

Il foro: centro della vita civica

Il foro era il cuore di ogni città romana, il suo spazio pubblico per eccellenza. Nella sua forma classica era una piazza rettangolare porticata, circondata dagli edifici che definivano la vita istituzionale e commerciale della città: la basilica civile (tribunale e luogo di affari), il tempio principale (spesso dedicato alla triade capitolina di Giove, Giunone e Minerva), la curia (sede del consiglio municipale), il tabularium (archivio), i macella (mercati coperti) e spesso un arco trionfale o onorario.

Il Foro Romano di Roma, nelle sue stratificazioni di seicento anni di costruzioni repubblicane e imperiali, è il caso più complesso e documentato. Ma per comprendere un foro nella sua forma più leggibile, Pompeii è ideale: il foro della città campana, bloccato dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., conserva il piano porticato, la basilica, il tempio di Giove con le sue colonne corinzie, i resti dei macella e persino i pesi e le misure standard esposti sulle pareti del portico, usati per controllare le transazioni commerciali del mercato.

Le terme: l'igiene come infrastruttura sociale

Le terme (thermae o balnea) erano molto più di semplici bagni pubblici: erano centri sociali dove si trascorrevano ore della giornata, si discuteva di politica e affari, si faceva esercizio fisico nei palestre attigui, si leggeva nelle biblioteche, si mangiava nelle taverne circostanti. L'ingresso era spesso gratuito o a prezzi simbolici, grazie alle sovvenzioni di magistrati e imperatori.

Il circuito classico di un bagno romano prevedeva il spogliatoio (apodyterium), la sala fredda (frigidarium) con la vasca di acqua fredda, la sala tiepida (tepidarium) e la sala calda (caldarium) con la vasca di acqua calda. Il calore veniva prodotto da un sistema di ipocausto: un pavimento sopraelevato su pilastri di mattoni (pilae) sotto il quale circolava aria calda proveniente da forni alimentati a legna. Le pareti calde erano costruite con condotti (tubuli fictiles) che distribuivano il calore anche lateralmente.

Le Terme di Caracalla a Roma, costruite tra il 212 e il 216 d.C., potevano ospitare circa 1.600 bagnanti simultaneamente. I loro resti — muri in laterizio alti fino a trentasei metri, volte a crociera, nicchie con statue colossali, pavimenti in opus sectile di marmi policromi — danno un'idea della scala monumentale del benessere pubblico nell'Impero tardivo.

Gli anfiteatri: la geometria dello spettacolo

L'anfiteatro romano — letteralmente un 'teatro doppio', dalla sua forma ellittica che sembra due teatri contrapposti — era il luogo degli spettacoli più popolari del mondo romano: i combattimenti di gladiatori (munera), le cacce ad animali esotici (venationes) e le esecuzioni pubbliche. Il Colosseo di Roma, inaugurato nell'80 d.C. dall'imperatore Tito Flavio, è il più grande anfiteatro mai costruito: lungo 188 metri, largo 156, capace di contenere tra i 50.000 e i 70.000 spettatori distribuiti su quattro piani di gradinate.

Ma anfiteatri di minori dimensioni punteggiano l'intero territorio dell'Impero. L'Anfiteatro di Verona, costruito nel I secolo d.C. e oggi usato per concerti e opera lirica, è il terzo per dimensioni in Italia e uno dei meglio conservati. L'Arena di Nîmes, nella Francia meridionale, risalente anch'essa al I secolo d.C., ospita ancora corride e spettacoli. A El Djem, in Tunisia, il grande anfiteatro del III secolo d.C. sorge tra le case di un paese moderno come uno dei più grandi monumenti romani d'Africa.

La struttura interna di un anfiteatro rivela la sofisticazione ingegneristica romana: una rete di corridoi (vomitoria) permetteva agli spettatori di raggiungere i loro posti rapidamente da qualsiasi ingresso; sotto l'arena una serie di gallerie (hypogeum) ospitava le gabbie degli animali, i montacarichi per le scenografie e i passaggi usati dai gladiatori; il velarium, una tenda ombreggiante tesa su pali dalla marina militare di Miseno, proteggeva gli spettatori dal sole.

L'acquedotto: l'ingegneria dell'acqua

Nessun altro sistema di opere pubbliche romane è altrettanto visibile nel paesaggio europeo e mediterraneo come gli acquedotti. Roma era alimentata da undici grandi acquedotti che portavano acqua da sorgenti distanti decine o centinaia di chilometri, con una portata complessiva stimata in quasi un milione di metri cubi al giorno. Il principio era semplice: sfruttare una pendenza costante molto lieve (spesso dell'ordine dello 0,1–0,3%) per far scorrere l'acqua per gravità. Dove la linea di livello lo richiedeva, i costruttori alzavano arcate in mattoni o in pietra per mantenere il canale alla quota necessaria.

Il Pont du Gard nel Languedoc, costruito intorno al 50 d.C. per portare l'acqua alla colonia di Nemausus (l'odierna Nîmes), è il monumento romano più alto conservato: quarantanove metri, su tre livelli di archi. È patrimonio UNESCO. L'acquedotto di Segovia, in Spagna, costruito probabilmente alla fine del I secolo d.C., corre per quasi seicento metri con archi su due livelli attraverso il centro della città moderna, ed è straordinariamente intatto.

I teatri e i templi

Il teatro romano derivava dal modello greco ma se ne distingueva per alcune caratteristiche strutturali: la scaena frons (la parete di fondo della scena, riccamente decorata con colonne e nicchie) era collegata direttamente alle gradinate (cavea), formando una struttura chiusa e autonoma che non richiedeva un pendio naturale come il teatro greco. Le scene erano adornate da statue, colonne marmoree e trabeazioni elaborate: il Teatro di Leptis Magna in Libia, il Teatro di Aspendos in Turchia (ancora usato per spettacoli) e il Teatro Romano di Orange in Francia mostrano questo tipo in diversi gradi di conservazione.

I templi romani, pur derivando dal modello greco-italico, hanno una caratteristica distintiva: il podio rialzato raggiungibile da una scalinata frontale, che li distingue visivamente dai templi greci accessibili da tutti i lati. La Maison Carrée a Nîmes, costruita intorno al 2 a.C. e dedicata ai nipoti di Augusto, è uno dei templi romani più completi del mondo, con la sua facciata corinzia perfettamente conservata.

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